IL CAFFE’ CENTRALE E’ SEMPRE

IN OGNI MOMENTO DELLA TUA GIORNATA

Il Caffè Centrale nasce con un’idea semplice ma ambiziosa: creare uno spazio capace di diventare un punto di riferimento per la città, un luogo dove tradizione e contemporaneità si incontrano per dare vita a un’esperienza autentica.
Situato nel cuore di Fano, il locale ha saputo negli anni costruire un’identità forte, basata su tre elementi fondamentali: qualità, accoglienza e condivisione.

Fin dall’inizio, l’obiettivo è stato quello di offrire qualcosa di più di un semplice servizio. Il Caffè Centrale è stato pensato come un ambiente vivo, dinamico, capace di accompagnare le diverse esigenze della giornata e di trasformarsi insieme ai suoi ospiti.
Al mattino diventa il luogo ideale per iniziare la giornata con energia, tra caffè profumati e colazioni preparate con cura. Durante il giorno si trasforma in uno spazio dove incontrarsi, lavorare, leggere o concedersi una pausa. Nel weekend prende vita il momento più conviviale e atteso: il brunch, pensato come un’esperienza da vivere senza fretta.

Ogni scelta, dalla selezione dei prodotti alla creazione del menu, nasce da una filosofia precisa: valorizzare ingredienti di qualità, privilegiare lavorazioni artigianali e creare un ambiente dove le persone possano sentirsi sempre accolte.
Oggi il Caffè Centrale è diventato un luogo dove si intrecciano storie, incontri e momenti da ricordare. Un punto di riferimento per chi ama la buona tavola, ma soprattutto per chi cerca un posto dove stare bene.

CAFFE’ CENTRALE DI FANO (1910-2025)

Una storia di continuità, gusto e cultura nel cuore della città

Lo staff del Caffè Centrale è composto da diversi barman, da personale specializzato nella caffetteria e da un sommelier, oltre che dai fratelli Alessandro e Alberto Papolini che hanno dato il via alla nuova gestione nell’ottobre 2015.

Marcello Sparaventi

Origini (1910–anni ’30)

Il Caffè Centrale apre le sue porte nel 1910, in quello che allora era Corso Umberto I — oggi Corso Giacomo Matteotti 104 — all’interno dell’ex magazzino-granaio del seicentesco Palazzo Corbelli, a pochi passi dall’Arco d’Augusto. L’iniziativa nasce con Edo Biagiotti e la moglie Bianca, che fin dall’inizio ne fanno un punto di incontro per cittadini, professionisti, artisti e viaggiatori. La gestione prosegue poi con i figli Abele (detto Bebe) e Bruno, mantenendo il carattere familiare dell’attività.

All’inizio del Novecento, Fano è una cittadina vivace, sospesa tra vocazione marinara e agricola, alcune famiglie nobili e con una borghesia in crescita. Il corso principale è il cuore della vita sociale: qui si passeggia, si conversa, si osserva. In questo scenario, il Caffè Centrale diventa rapidamente il salotto urbano della città. Celebre era il “tè delle cinque” delle signore bene di Fano — tra cui l’elegantissima Contessa Borgogelli e le sorelle Mondo.

Aneddoto: si racconta che negli anni ’30 il locale fosse frequentato anche da ufficiali di stanza a Fano e da viaggiatori che, giunti in treno, si fermavano per un caffè prima di proseguire verso Pesaro o Senigallia.

 

Il Palazzo Corbelli

Il Caffè occupa parte del nobile Palazzo Corbelli, appartenuto all’omonima famiglia fanese, da secoli protagonista della vita cittadina. L’antico magazzino-granaio riconvertito in caffè rappresenta un segno della modernità fanese: un edificio aristocratico divenuto spazio borghese e pubblico, dove storia e quotidianità si incontrano.

Gli anni della tradizione dolciaria (anni ’30–’50)

La pasticceria fu inizialmente curata dallo stesso Edo Biagiotti, poi dal bolognese Amleto Medini, e successivamente dal fanese Giacomo Maggioli. In questo periodo il Caffè consolidò la propria fama come luogo dove arte dolciaria e convivialità si intrecciano armoniosamente. Durante gli anni tra le due guerre fu temporaneamente utilizzato anche da reparti dell’esercito americano. Giovani e anziani vi si ritrovavano per leggere i giornali,discutere di politica o giocare a carte.

 

Il restauro del 1958 e la rinascita cittadina

Negli anni Cinquanta, con la ripresa postbellica, il locale venne rinnovato su progetto dell’architetto Saul Bravetti di Cesena, che introdusse elementi moderni senza tradirne l’anima storica. L’intervento più significativo fu la realizzazione dei pannelli a tecnica mista di Nanni Valentini, allora giovanissimo artista fanese destinato a diventare una delle figure più importanti della scultura e della ceramica contemporanea italiana e internazionale. Le sue superfici materiche — dove terra, gesso e colore si fondono — anticipavano la poetica della sua futura ricerca, centrata sul rapporto tra materia, luce e tempo. Queste opere, inserite nell’architettura del locale, segnarono l’incontro tra arte, design e quotidianità, riflettendo lo spirito del boom economico e la rinascita culturale dell’Italia.

Oggi uno di questi pannelli è conservato e valorizzato nel locale, davanti al bancone, illuminato professionalmente e corredato da una didascalia informativa che ne racconta l’origine e l’importanza storica. Nel dopoguerra il Caffè tornò a essere un punto vitale della città: vi si incontravano studenti, insegnanti, avvocati, giornalisti e artisti. Pittori come Tom Storer, Emilio Furlani e Vittorio Corsaletti dipinsero l’interno e il giardino del locale, dove si svolsero anche numerose mostre di pittura.

Aneddoto: negli anni ’60 il Centrale era celebre per il suo gelato e per le lunghe conversazioni serali, spesso animate da discussioni politiche e culturali, in sintonia con il fermento del boom economico.

Le gestioni successive e la tradizione rinnovata (1990–2009)

Nel 1990 la gestione passò alla famiglia Campana di Pesaro, già attiva nel settore alberghiero in Svizzera. Agli inizi del XXI secolo subentrarono Giancarlo e Graziella, con il giovane pasticcere Matteo Cavazzoni, che diede nuovo impulso alla tradizione dolciaria e gelatiera. In seguito, con il fratello Fabio Cavazzoni, il locale consolidò il suo ruolo di punto di riferimento della pasticceria artigianale fanese.

Il Caffè come centro culturale (dal 2009)

Nel 2009 il Caffè Centrale divenne sede dell’associazione “Centrale Fotografia”, fondata da Marcello Sparaventi, trasformandosi in un centro culturale nazionale per la fotografia contemporanea. Proprio qui, il 6 giugno 2009, nacque il Fano Centrale Festival con un incontro dedicato a Mario Giacomelli: evento che divenne il nucleo del Festival Centrale Fotografia, oggi alla sua XVII edizione, affiancato dal Milano Centrale Festival (dal 2023).

Aneddoto: durante gli incontri fotografici non era raro che artisti e fotografi provenienti da tutta Italia si ritrovassero ai tavolini del Caffè, mescolando la quotidianità cittadina con il respiro nazionale della cultura.

 

Gestione Papolini (2015–2024)

Nel 2015 i fratelli Alessandro e Alberto Papolini assumono la gestione, rinnovando immagine e comunicazione del locale. Oltre alla pasticceria, il cocktail bar diventa punto di riferimento per una nuova generazione, con eventi serali e concerti acustici.

Aneddoto: nei primi anni della gestione Papolini, alcune serate jazz riportarono il Caffè Centrale a essere il “cuore giovane” della città.

La nuova gestione (dal dicembre 2024)

Dal dicembre 2024 la gestione è affidata a Veronica Pazzaglia, Paolo Petrucci e Giorgio Andrea Ricci (originario del Cile). La nuova compagine conferma la continuità dell’attività e la duplice vocazione del locale —gastronomica e culturale — mantenendo il Caffè come bar, pasticceria, gelateria e cocktail bar con plateatico esterno e un programma culturale in dialogo con le realtà cittadine.

Ruolo culturale, produttivo e turistico

Culturale: dal 2009 sede di Centrale Fotografia, luogo di mostre, incontri e dibattiti di rilievo nazionale.

Produttivo: eccellenza della pasticceria e gelateria artigianale fanese.

Turistico: locale storico e punto di riferimento per visitatori e cittadini, nel cuore del centro urbano.

Conservazione e trasformazioni

Dal 1910 a oggi il Caffè Centrale non ha mai cambiato sede. Il restauro del 1958, con i pannelli di Nanni Valentini, rappresenta il momento più alto della sua storia architettonica e artistica: un simbolo duraturo del dialogo tra arte, artigianato e vita quotidiana. Oggi quelle opere sono considerate parte del patrimonio culturale e identitario del locale e della città, testimonianza del legame tra Fano e uno dei suoi artisti più noti a livello internazionale. Ogni gestione ha lasciato tracce stilistiche e organizzative che ne hanno arricchito l’identità, mantenendo viva la sua anima originaria: un luogo d’incontro, di gusto e di cultura, nel cuore di Fano.

Nota sull’artista: Nanni Valentini (1932–1985)

Nato a Sant’Angelo in Vado e cresciuto a Fano, Nanni Valentini è stato uno dei protagonisti della ricerca artistica italiana del secondo dopoguerra. Dopo l’esordio come ceramista e pittore, sviluppò un linguaggio unico, fondato su una poetica della materia e del colore. Le sue opere — tra pittura, scultura e installazione — sono conservate in importanti collezioni pubbliche e private, tra cui la Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma,

il Museo MIC di Faenza e la Collezione Banca Intesa Sanpaolo.

Artista di rilievo internazionale, Valentini ha esposto in musei e biennali in Italia, Europa e Stati Uniti, diventando una figura di riferimento nel dialogo tra arte, artigianato e territorio.